Acemoglu e Robinson hanno scritto un gran libro, fondato su solide basi di anni di ricerca, che dimostra chiaramente come istituzioni economiche e politiche inclusive, o meglio pluralistiche (non in senso comunista, ma in senso liberale e social-democratico) determinino la sostenibilità del progresso economico delle nazioni nel lungo termine. Dove peccano, a mio modesto avviso, è nella spiegazione del perché, e come, alcune nazioni arrivino a creare istituzioni pluralistiche, mentre altre non riescano ad uscire da un circolo vizioso di istituzioni che gli autori definiscono "estrattive". Gli autori aprono il libro dicendo che la loro teoria è alternativa (e ovviamente migliore) rispetto a quelle che assumono spiegazioni culturali e geografiche, come quelle di Max Weber, Jeffrey Sachs e Jared Diamond. Invece, gli autori spiegano, invero in modo un po' vago, che il fatto che le nazioni prendano una direzione o l'altra è dovuto a 'giunture critiche' della storia: in parole povere il caso. Con grossolana approssimazione, concordo pienamente che il caso sia un fattore determinante di molti eventi che hanno a che fare con la razza umana e la sua storia, però, buttando dalla finestra le altre teorie, Acemoglu e Robinson, commettono lo stesso errore di quelli che criticano. Ovvero tentano di interpretare fenomeni ultra-complessi con un ottica semplificata.
Acemoglu and Robinson compiled a great deal of research that demonstrates how inclusive economic and political institutions interplay to determine the long-term sustainability of nations' economic well-being. Where they fall short, in my opinion, is in explaining why and how some nations get to inclusive institutions and others continue to be victims of a vicious cycle of extractive institutions, despite political coups and various forms of revolution. The authors dismiss completely cultural and geographical theories that other sociologists, like Max Weber, economists, like Jeffrey Sachs, or historians-geographers, like Jared Diamon, put forward. And instead, they talk vaguely about 'critical junctures' in history: in essence randomness. Randomness certainly plays a big role in all human events, but by dismissing all other theories, Acemoglu and Robinson fall victim of the same mistake they accuse those other social scientists of.