Rampini riprende il filone di Cindia. Ventanni dopo aver predetto la crescita esplosiva dei giganti asiatici, mette in luce le potenzialità e le contraddizioni del continente Africano, viaggiando fra le particolarità di vari paesi dove si è recato personalmente, o ha intervistato amici e conoscenti originari di Nigeria, Etiopia, Sudan, Burkina Faso e così via. Rampini restituisce una visione da real-politik, dove l'autore dice che gli occidentali non possono chiedere ai paesi emergenti di sposare una crescita a zero emissioni, e che è inevitabile che i paesi emergenti passino da un'economia del carbone prima di iniziare la strada verso una decarbonizzata. Che è inevitabile che l'Africa si affidi agli investimenti cinesi perché la Cina non pone condizioni su sostenibilità, corruzione e diritti umani, per creare posti di lavoro, ad esempio in quelle miniere di minerali rari che servono per le batterie delle auto elettriche che pochi nei paesi sviluppati si possonopermettere. Che non esiste nessuna apocalisse dovuta all'emigrazione verso l'Europa, il Medio Oriente e il Nord America, per poi però dirci che le rimesse degli emigrati sono una fonte di reddito indispensabile per la crescita. Su una cosa Rampini ha ragione, i paesi sviluppati non possono guardare all'Africa solo dalla prospettiva Europea e nord Americana.
Rampini picks up where he left off twenty years ago with "Cindia", the book where he predicted the boom of the two Asian giants, China and India. He highlights the potential and contradictions of the African content, and the countries where he traveled or interviewed friends and acquaintances that are originally from Nigeria, Ethiopia, Sudan, Burkina Faso and so on. Rampini returns a real-politik vision, where the author says that Westerners cannot ask emerging countries to embrace zero-emission growth, and that it is inevitable that emerging countries move from a carbon economy before starting the road towards a decarbonised one. That it is inevitable that Africa relies on Chinese investments because China does not place conditions on sustainability, corruption and human rights, to create jobs, for example in those mines of rare minerals that are used for the batteries of electric cars that developed countries are promoting. That there is no apocalypse due to emigration to Europe, the Middle East and North America, but then telling us that remittances from emigrants are an indispensable source of income for growth. Rampini is right about one thing, developed countries cannot look at Africa only from a European and North American perspective.
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