Leggere di filosofia, per un ignorante in materia come me, è un po' come ascoltare una lingua straniera avendola studiata a malapena sui libri, all'inizio si coglie appena il senso del discorso, poi, mano a mano si capiscono sempre più le singole proposizioni e parole. Così è stato per questo saggio di Locke (o meglio per questa versione in italiano che ho letto), in cui il grande filosofo inglese sostiene che la mente umana non ha nulla da pensare se prima l’esperienza non le ha fornito le idee su cui riflettere, è una tabula rasa su cui l'esperienza diretta permette di formare idee. L’esperienza è il fondamento di ogni conoscenza umana, nonché il metro, con cui essa deve giudicare le conoscenze che di volta in volta ha acquisito.
Reading a philosophy essay, for someone that never studied the subject, is like listening to a foreign language for the first time. At the beginning, you barely get the meaning of the overall conversation, then you progressively grasp single sentences and then words. That's how I felt while I was reading this Locke's essay (or rather an Italian version), where the great British philosopher explains his idea of the human mind at birth as a blank slate filled later through experience.
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